SENZA STATI E RELIGIONI NON CI SAREBBERO LE GUERRE. SOLIDARIETÀ AL POPOLO PALESTINESE

In queste ore drammatiche, i territori palestinesi sono il bersaglio di una spietata offensiva militare da parte dello stato di Israele. Ancora una volta, l’esercito israeliano bombarda la Striscia di Gaza con un martellamento che sta già provocando decine e decine di vittime civili, soprattutto bambini.
Questa operazione criminale – l’ennesima da quando, nel 2005, le truppe israeliane si ritirarono dalla Striscia – aggiunge altri lutti e nuove devastazioni a una terra martoriata e isolata dall’embargo.
La giustificazione ufficiale addotta dal governo israeliano è quella di sempre: l’eliminazione dei vertici politici e militari di Hamas per difendersi dagli attacchi missilistici (è di pochi giorni fa, infatti, la notizia dell’uccisione del comandante Ahmed Jaabari).
In realtà, la politica israeliana è finalizzata alla totale sottomissione dei palestinesi, condizione necessaria per l’espansionismo delle colonie e per l’accaparramento di risorse idriche ed energetiche. La sproporzione delle forze in campo, l’incredibile divario militare e tecnologico tra le due parti, fa sì che quanto sta accadendo possa considerarsi un’aggressione più che una vera e propria guerra.
Da anni i palestinesi di Gaza vivono in una gabbia a cielo aperto, vittime dell’embargo e del terrorismo di stato israeliano. In Cisgiordania, Israele ha costruito un muro di cemento e filo spinato, per separare fisicamente gli israeliani dai palestinesi. Un muro che – attraversando le case, i terreni, i pozzi – ha ricreato in Medioriente l’orrore e l’esclusione totalitaria che tante tragedie provocò in Europa, all’indomani di una guerra mondiale che aveva visto l’immane massacro organizzato proprio ai danni del popolo ebraico.

Purtroppo, la Storia non ha insegnato nulla.

Dall’altra parte, i palestinesi soffrono incredibilmente. Non vengono colpiti soltanto obiettivi militari, così come vorrebbe far credere la propaganda israeliana. Muoiono tantissimi civili, vengono ammazzati i bambini, crollano gli edifici di quartieri popolari e residenziali. Le medicine scarseggiano e la popolazione è allo stremo.
Il conflitto israelo-palestinese, che si trascina da decenni, è un mostro che partorisce sempre nuovi mostri. L’odio generato dall’odio ha consentito l’affermazione capillare di formazioni autoritarie e integraliste come Hamas, il cui modello di organizzazione politica e sociale è improntato alle stesse istanze egemoniche e liberticide di qualunque altra entità statuale. A fare da concime, in questo scontro ancestrale e fratricida, c’è il fondamentalismo religioso e la folle idea che la terra appartenga a qualcuno per concessione divina.
Queste sovrastrutture, ideologiche e religiose, nascondono anche gli interessi di altri attori che hanno sempre utilizzato la Palestina come una macabra scacchiera sulla quale spostare le pedine di un gioco più grande: gli Stati Uniti e le potenze occidentali al fianco di Israele; Egitto, Libano, Siria, Iran al fianco di Hamas. Una situazione che, oggi, prelude a una escalation bellica di proporzioni devastanti.
Nessuno stato, nessun partito, nessuna religione organizzata, però, sono davvero dalla parte dei popoli.
Anche se nessuno ne parla, da tanti anni cresce il malcontento all’interno della società civile israeliana. Non sono mai cessate, infatti, le diserzioni e le obiezioni di coscienza tra i giovani israeliani (donne e uomini, costretti alla leva obbligatoria di due anni). E proprio in questi giorni, a Tel Aviv si sono svolte manifestazioni di protesta contro le politiche militariste di Israele. Da anni, in Cisgiordania, i villaggi palestinesi, accerchiati dal muro e dall’oppressione militare, vengono animati da manifestazioni di protesta portate avanti dagli anarchici insieme alla popolazione locale: palestinesi e israeliani, insieme ad attivisti internazionali, affrontano ogni settimana i lacrimogeni, le granate assordanti, i proiettili di gomma sparati dall’esercito.
Queste esperienze di concreta solidarietà e di sincero internazionalismo dimostrano che i conflitti imposti dalle caste politiche e religiose possono essere superati con la forza del riconoscimento reciproco e dell’organizzazione libertaria. Più aumenterà l’insofferenza delle fasce più avanzate della società civile israeliana nei confronti dei loro governanti, e più aumenteranno le possibilità che Israele faccia un passo indietro. Allo stesso modo, la resistenza del popolo palestinese deve trovare il coraggio di affrancarsi dal capillare condizionamento delle sue avanguardie che hanno tutto da guadagnare dal perpetuarsi di questa vergognosa situazione.
Intanto, ai bambini palestinesi e a tutte le vittime innocenti su entrambi i fronti, va la nostra incondizionata solidarietà.

Gruppo Anarchico “Andrea Salsedo” – Trapani

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